L’arte del travestimento











{Marzo 6, 2008}   Lo statuto del cosplay

Sappiamo ora cos’è un cosplay, ma non sappiamo in cosa consiste. E’ difficile descriverlo in due parole.

La prima domanda che ci si pone:dove si fa? Sconsigliato in mezzo alla strada. Una volta ho portato un personaggio di un fumetto, che di norma indossava gonne cortissime, calze e reggicalze: inutile trasporvi i commenti poco carini che mi sono stati fatti quando mi sono recata al luogo del servizio fotografico il giorno prima del debutto. Per non contare i vecchietti o le casalinghe frustrate: insomma, per evitare l’onore di avere una pattuglia di carabinieri tutta per voi, i cosplay fateli nei luoghi autorizzati!

Questi luoghi in Italia sono di norma le fiere del fumetto. Ce ne sono molte, almeno una al mese:a gennaio, febbraio e marzo sono a Milano, aprile ad Asti, maggio di nuovo a Milano, giugno a Torino, luglio a Rimini, settembre a Bologna, ottobre a Roma, novembre a Lucca.

Succede a città come Torino che di fiere del fumetto ce n’è solo una (a giugno), e neache particolarmente grande. Ad altre città succede che queste fiere non esistono proprio. Come fare per aumentare il numero di gare di cosplay nella propria zona? Alcuni appassionati di cosplay hanno organizzato e realizzato delle feste per otaku completamente gratuite e quasi totalmente dedicate al cosplay.

Cosa succede a un cosplay contest?Ci sono due possibilità: la sfilata non competitiva e la sfilata competitiva. Nel primo caso ci si veste, si sfila, ma senza una gara; nel secondo invece sono previsti dei premi.

La gara consiste in una sfilata, una posa per le foto, ed eventualmente una scenetta della durata di tre minuti.

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Una cosplayer posa per la foto

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La scenetta

I premi classici sono: miglior costume maschile, miglior costume femminile, miglior gruppo, miglior coppia, miglior accessorio, miglior interpretazione, premio simpatia.Vengono valutate la somiglanza fisica col personaggio, l’imitazione delle gestualità, la qualità del costume, e, in caso di coppie e gruppi, l’affinità che c’è tra i membri.Poi in base alla manifestazione, ogni organizzatore inventa dei premi ad hoc. Il più pazzesco che abbia mai sentito è stato il “premio della giuria”. Perchè, gli altri premi di chi erano?

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una cosplayer e il suo premio:la fascia per il cosplay più fashion



Colui che fa cosplay è detto “cosplayer”. Il cosplayer è una qualunque persona di qualunque età e di qualunque professione, desiderosa di impersonare il proprio mito cartaceo o del tubo catodico. Per essere un cosplayer non bisogna fare alcun esame di stato, né alcuna registrazione al Comune. Chiunque indossi un costume inerente a un personaggio cartaceo, cinematografico, tecnologico, è un cosplayer. Da precisare che è un lavoratore come tutti gli altri, in quanto il cosplay non solo non è una professione, ma non viene nemmeno retribuito (come è giusto che sia, d’altronde).

I veri cosplayer sono dei pioneri, nel senso che confezionano loro stessi i propri costumi e loro stessi si armano dei materiali più disparati per crearsi i vari accessori: sono un po’ sarti e un po’ artigiani. Da questo anche il titolo del mio blog.

Il travestimento, o almeno il cosplay, è un’arte nel senso letterale della parola “arte”: fatto con le proprie mani. Nella mia ancor breve carriera mi è capitato di comprare solo le scarpe. Vado al negozio, riempio una busta di scampoli di tessuto e merceria e mi dico: “bene, comincia l’avventura”. E poi tutto è una sfida: i guanti che risultano troppo piccoli, il modello che presenta qualche piccolo incoveniente, il filo troppo poco resitente per la macchina da cucire, la colla a caldo che mi brucia le dita. Il motivo per cui non impazzisco mai?Adoro crearmi un costume.

Tuttavia ci sono quelli più pigri o meno portati all’arte sartoriale che preferiscono spendere un po’ di più e comprare i costumi, oppure farseli fare dalla sarta. Non c’è niente di male, ma non riuscirei a immaginarmi vincitrice di un premio che non mi spetta.

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la prova della prima parte del mio costume: tutto normale, il modello ha funzionato!

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il costume appena terminato, appeso al muro e, secondo consuetudine, fotografato per raccogliere opinioni e consigli

Una sotto-categoria dei cosplayers è quella dei “dollers”, ovvero delle vere e proprie bambole viventi. Questi particolari cosplayers infatti non si limitano a creare solo il vestito, ma indossano maschere e una calzamaglia completa per trasformarsi totalmente nel loro personaggio.

Dove incontrare i cosplayers? In linea di massima qualunque fiera del fumetto propone un gara di cosplay, e quindi la probabilità maggiore di assistervi è proprio durante questa tipologia di manifestazione. È un po’ approssimativo, ma in seguito avrete modo di saperne di più anche su questo aspetto.

Cosa fa un cosplayer? In generale fa servizi fotografici privati, acconsente a fare foto a chiunque e con chiunque glielo chieda, sfila nelle manifestazioni organizzate appositamente, e gareggia per alcuni premi, secondo alcune modalità che verranno trattate in seguito.

 



{Febbraio 28, 2008}   Cos-what??

Il cosplay è l’hobby di divertirsi vestendo i panni del proprio idolo e al tempo stesso di imitarne i modi di fare e le gestualità più ricorrenti (un esempio può essere la camminata di Jack Sparrow, il protagonista della saga de “I pirati dei Caraibi”): ecco spiegato il termine cosplay. E’ stato coniato dai giapponesi, anche se è la contrazione di due parole inglesi:costume (“costume”) e play (“recitare, interpretare”).

Una cosa che mi ha incuriosita fin dall’inizio è il modo di pronunciare questa parola. Da sempre io dicevo “cosplày”, con l’accento sulla “a” (che si pronuncia come una “e” aperta in italiano), ma quando ho iniziato a fare cosplay ho sentito moltissimi dire “còsplay”, ovvero con l’accento sulla “o”. Dopo alcune ricerche ho sentito per caso un’intervista in giapponese, e sono riuscita a cogliere la parola“cosuperèi”, cioè cosplay nella simpatica pronuncia giapponese, che ha confermato la mia teoria sull’accento sulla “a”. In ogni caso ognuno può pronunciare questa parola come vuole: io sono per l’accento sulla “a”, al contrario di tutti gli altri componenti del mio gruppo, ma d’accordo con molti altri.

Come ho già ribadito più volte, il cosplay è una sotto-cultura giapponese, che ha avuto origine spontaneamente negli anni ‘80. Come mai proprio il Giappone? Per due motivi. Il primo più che altro è una mia teoria: il Giappone è uno di quei paesi industrializzati e governato dai mass media di cui parlavo nell’introduzione, e che quindi offre quei numerosi e invitanti stereotipi che caratterizzano la vita di chi fa parte di questo mondo. Il secondo invece è un dato di fatto: il Giappone è la terra degli anime e manga! Infatti inizialmente il cosplay consisteva solo in questo: vestirsi dai protagonisti solo ed esclusivamente di anime e manga in alcune particolari manifestazioni.

Il fenomeno poi si è diffuso in tutto il mondo, così come si sono diffusi i modelli: in poche parole, non solo anime e manga, ma anche fumetti e cartoni animati di provenienza non necessariamente giapponese, oltre che di film, e di videogiochi. Inizialmente questa era un tendenza prettamente europea e americana, ma dopo successi come “Il Signore degli Anelli”, “Star Wars” e “Star Trek”, la moda è passata anche nel paese del Sol Levante e in tutto il resto dell’estremo Oriente, anche se in minor misura.

esempio di un cosplay tratto da un videogioco:final fantasy

esempio di un cosplay tratto da un film (e dalla letteratura, in questo caso): il gruppo dei tre moschettieri

esempio di un cosplay tratto da un anime: Yu e Toshio da “L’incantevole Creamy”

 

 

 



eccetera